LOCARNO - Commercio in crisi nel Canton Ticino e vendite natalizie mai così basse. Gli svizzeri, com’è facile desumere dai parcheggi di supermercati e iper gremiti di auto targate “Ti”, preferiscono lo shopping italiano. E se ad avvantaggiarsene è il commercio delle aree di confine (VCO incluso),il crollo delle vendite nel vicino cantone non fa certo bene ai frontalieri, molti dei quali sono impiegati proprio nel commercio.

Un’accusa precisa al turismo degli acquisti arriva da  Enzo Lucibello, presidente della Disti, l’associazione dei Distributori ticinesi «A mia memoria non è mai successo che nelle due domeniche di apertura dei negozi prima di Natale ci siano stati così pochi acquisti - ha dichiarato al Corriere del Ticino -. E questo non fa altro che confermare il trend negativo registrato durante tutto l’anno. Nel settore alimentare le vendite sono calate del 3%: visto che la gente mangia sempre più o meno la stessa quantità di cibo, ciò vuol dire che sono diminuiti i prezzi o che i consumatori sono andati da un’altra parte a fare la spesa». Il cosiddetto “turismo dello shopping” sarebbe dunque il “grande colpevole” e che, alimentato dal “super franco”, ovvero dalla decisone, oramai nel 2015, della Banca Svizzera di non tenere in negativo il tasso di cambio con l’euro, avrebbe favorito il fenomeno degli acquisti oltrefrontiera. Ridimensionare i prezzi no? Piuttosto i commercianti elvetici taglieranno personale. Lo fa capire chiaramente Augusto Chicherio, presidente di Federcommercio del Canton Ticino dichiarando allo stesso giornale «L’andamento dell’anno è stato negativo. Nel complesso gli addetti del settore sono in diminuzione. Tutti ragionano su come far calare i costi, visto che non c’è un aumento delle vendite». Secondo Chicherio, quindi, «l’occupazione è a rischio». Da dove si comincerà a tagliare è prevedibile.    

Intanto i ticinesi continuano a riempire carrelli in Italia, anche oltre il consentito. Le Guardie di confine segnalano infatti l’incrementarsi del fenomeno del contrabbando «Nel corso di una settimana (quella tra Natale e Capodanno ndr) sono stati emessi circa cento decreti penali - dice il dirigente Marco Ricci al CT -. Si tratta per lo più di merce trasportata in quantità superiori al consentito attraverso il confine e in particolare carne o salumi e sigarette». Cenone di Capodanno saltato dunque per quei tre automobilisti fermati al confine quantità che andavano dai 20 ai 60 chilogrammi di carne circa.

 

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